Il carcere di Rahway, nel New Jersey, aveva un ring. Le riunioni si facevano lì dentro: il pubblico erano gli uomini che ci vivevano, i pugili arrivavano da fuori.
Il 27 ottobre 1979 ci andò Frank Fletcher. Venticinque anni, sei incontri alle spalle, mancino. Pareggiò in sei riprese con Tony Braxton. Cinque settimane dopo tornò nello stesso posto, contro lo stesso uomo, e perse.
La sua carriera, fino a quel momento, si era svolta in una sala da ballo, al Blue Horizon, al Forum di Upper Darby e in un penitenziario. Ne avrebbe fatti altri diciotto di incontri, quasi tutti in televisione.
Frank Fletcher è morto alla fine di settembre del 2026, a settantadue anni, nel sud-ovest di Filadelfia, dove era nato. Fra il 1982 e il 1983 si trovò due volte a una vittoria dalla sfida mondiale a Marvin Hagler, e le perse tutte e due. Poi ci sono ventidue anni di carcere di cui non esiste un documento pubblico.
Centosessanta libbre, e nessun piano
Pesi medi: il limite è 160 libbre, 72,5 chili. I verbali di pesata lo danno fra 159 e 161, sempre. Un metro e settanta, allungo 173 centimetri, guardia mancina.
Andava avanti. Non c’è una fonte che gli attribuisca una tattica, e ce ne sono diverse che descrivono il contrario.
Il 16 ottobre 1982 al Sands di Atlantic City aprì un taglio sopra l’occhio destro a James Green, poi gli tirò addosso più di cinquanta colpi senza risposta finché l’arbitro Frank Cappuccino non fermò tutto alla sesta. Green, dopo, a UPI: «Fletcher è un buon pugile ma non è un pugile che ragiona. Viene a fare a botte. Tu lo colpisci. Lui colpisce te.»
Quattro mesi prima Fletcher aveva detto la stessa cosa dal suo lato, e non come una difesa: «Combatto così perché è l’unico modo che conosco.» E: «Mi piace quando uno viene a fare sul serio e mi colpisce. Mi fa sentire che sono dentro un incontro.»
Contro Clint Jackson, un metro e ottantatré, cedeva dieci centimetri e lo prese a colpi per dodici riprese. Quante volte sia finito al tappeto in carriera non lo sa nessuno: le schede pubbliche non registrano gli atterramenti. Della sera con Green si sa solo che lo scosse alla terza e di nuovo alla quinta, e che restò in piedi.
Dove aveva imparato
Nel novembre 2022 un giornale di quartiere del sud-ovest di Filadelfia, The Spirit, mandò un cronista a intervistarlo. È l’unica intervista lunga della sua vita. Fletcher gli disse di avere imparato a boxare in carcere e di essersi guadagnato lì il soprannome. Disse anche di essere stato arrestato ventisette volte fra gli otto e i ventun anni.
Quale carcere, in che anni, per cosa, con quale maestro: non lo ha mai scritto nessuno. Philly Boxing History, che è l’archivio di riferimento sui pugili di quella città e conserva i manifesti dei suoi incontri, alla voce biografia ha una pagina vuota.
Quello che si sa è che il 7 ottobre 1976, ad Allentown, batté ai punti in quattro riprese un certo Charles Stern, che aveva un record di 1-7. Era fuori, e aveva ventidue anni.
Settemilacinquecento, poi quattrocentocinquanta
All’incrocio fra la 69esima ed Elmwood Avenue, a pochi isolati da dove viveva, la General Electric aveva uno stabilimento che nei suoi anni migliori dava lavoro a oltre 7.500 persone. Dopo l’embargo petrolifero del 1973 cominciò a svuotarsi. In dieci anni gli operai scesero a circa 450. Nel 1984 ne demolirono un milione di piedi quadrati.
Nel 1953 il 45% di chi lavorava a Filadelfia lavorava in fabbrica. Oggi è il 5%. Il tasso di povertà cittadino nel 1970 era il 23,5%.
Nelle carceri della Pennsylvania, nel 1980, c’erano 8.112 detenuti. Vent’anni dopo erano 36.614. La quota di detenuti bianchi, nello stesso periodo, passò dal 45% al 34%.
Lucille
La madre si chiamava Lucille, era nata nel 1935, una di dodici figli, e ai suoi, di figli, insegnò a boxare in cantina. Diventò una delle prime donne giudice di boxe della Pennsylvania per un caso: a una riunione dilettantistica mancava un ufficiale e lei era in sala.
Agli incontri del figlio arrivava in completo color crema con le ruches bianche e girava fuori dal ring dandogli istruzioni. A volte aveva con sé un megafono, con dei cracker a forma di animale incollati su un fianco. Howard Cosell e Marv Albert la nominavano al microfono mentre il figlio combatteva.
Suo fratello Dick Turner aveva fatto il welter. Il 22 febbraio 1962, al Blue Horizon, gli misero davanti Federico Thompson, argentino, 113 vittorie, e Turner vinse ai punti in otto riprese; arrivò a 19-0-1, perse per la prima volta l’11 ottobre 1963 con il cubano Jose Stable, e tre mesi dopo, contro Kitten Hayward, a ventisette anni, gli si staccò la retina. Non salì più su un ring. Fra i lavori che fece, scrive John DiSanto, ci fu il lavavetri sui grattacieli. Dalle palestre stette lontano per decenni. Ci tornò quando i figli di sua sorella cominciarono a combattere.
Erano tre: Frank, Anthony, Troy. Loro tre e lo zio sono tutti nella Pennsylvania Boxing Hall of Fame.
Una città piena di pesi medi
Nei primi anni Settanta, secondo Bernard Fernandez del Philadelphia Daily News, quattro dei primi dieci pesi medi del mondo nella classifica di Ring erano di Filadelfia: Bennie Briscoe, Cyclone Hart, Willie Monroe, Bobby Watts. Se li facevano fuori a vicenda allo Spectrum. Watts fermò Hart alla prima ripresa nel luglio del 1974; Briscoe fermò Hart alla prima nell’aprile del 1976. Watts e Monroe batterono tutti e due Marvin Hagler.
Nessuno dei quattro vinse mai un titolo mondiale.
Dal 1976 ad Atlantic City si poté giocare d’azzardo, e la boxe se ne andò dagli impianti di Filadelfia. Dei venticinque incontri della carriera di Fletcher, diciassette si tennero ad Atlantic City e tre in città.
Il primo uomo della prima sera
Il 10 aprile 1980, al Resorts International, Fletcher batté ai punti in otto riprese Ben Serrano. Era la prima puntata di Top Rank Boxing on ESPN: da sedici anni non esisteva una serie settimanale di pugilato in televisione americana.
L’8 maggio mise fuori combattimento Jerome Jackson alla quinta. BoxRec, sotto quella riga, annota che Jackson fu portato via dal ring in barella. Il 4 settembre si prese il titolo ESPN dei medi fermando Randy McGrady alla settima.
Nel 1981, al Sands, vinse la cintura americana, il titolo USBA. Su come la vinse le fonti litigano: BoxRec la assegna alla vittoria ai punti su Norberto Sabater del 14 giugno, Philly Boxing History al ko su Ernie Singletary del 31 agosto. Da quale delle due si sceglie dipende se le difese furono tre o quattro.
Le tre su cui nessuno discute sono tutte al Sands: Tony Braxton il 28 febbraio 1982, Clint Jackson il 20 giugno, James Green il 16 ottobre.
Due volte a una vittoria da Hagler
Hagler era campione del mondo indiscusso dei medi dal settembre 1980. Fletcher gli arrivò accanto due volte, a dieci mesi di distanza.
La prima è quella sera con Clint Jackson: decisione unanime in dodici riprese, un taglio all’occhio sinistro, avanti dalla quinta in poi. Arbitrava Arthur Mercante, fra i giudici c’era Harold Lederman. UPI scrisse che un accordo verbale per affrontare Hagler in ottobre era già stato chiuso la settimana prima, e che dipendeva solo da quella vittoria. Fletcher, a fine incontro: «Voi le chiamate guerre, per me sono incontri. La mia guerra sarà quando incontrerò Hagler per il titolo mondiale.»
Vinse. In ottobre combatté contro Green. Perché l’incontro con Hagler non si fece non lo spiega nessuna fonte.
Al 1° febbraio 1983 le classifiche UPI lo davano numero due dei medi del mondo. Dodici giorni dopo, al Sands, difese di nuovo la cintura americana contro Wilford Scypion e la perse ai punti in dodici riprese, pesi 160 contro 160, arbitro Zach Clayton. Nove mesi più tardi la stessa agenzia avrebbe scritto che la sfida mondiale Fletcher se l’era giocata lì, scegliendo di difendere il titolo americano invece di aspettare. Scypion affrontò Hagler il 27 maggio e durò quattro riprese.
La seconda occasione arrivò il 10 novembre 1983 a Caesars Palace, Las Vegas, nella serata di Hagler-Durán. Il vincitore, scrisse UPI, si sarebbe preso la sfida mondiale. Dall’altra parte c’era Juan Domingo Roldán.
Il nome del posto sbagliato
A due secondi dalla fine della sesta ripresa di un incontro programmato sulle dieci, Roldán lo prese con una combinazione sinistro-destro e poi con un destro dall’alto alla mascella. Fletcher cadde in avanti, di faccia, e restò a terra quasi cinque minuti mentre i medici lavoravano su di lui.
Gli chiesero dove si trovava.
Rispose: «Il Sands, il Sands, il Sands.»
Il Sands è ad Atlantic City.
Roldán affrontò Hagler il 30 marzo 1984 e fu fermato alla decima.
Gli anni che non stanno in nessun atto
Il 5 agosto 1984, a Tampa, John Mugabi lo fermò alla quarta. Il 4 febbraio 1985, al Sands, Curtis Parker lo fermò alla seconda. Diciotto vittorie, sei sconfitte, un pari, dodici vittorie prima del limite. Aveva trent’anni.
Prese di posizione pubbliche non se ne trovano. Non ce ne sono nelle cronache dell’epoca e non ce n’è una nell’intervista del 2022.
Dei dieci anni successivi al ritiro non si sa niente.
Poi c’è il 1995, ed è lui a raccontarlo, ventisette anni dopo, a quel cronista di quartiere: entrò in un negozio e picchiò il proprietario. Da lì ventidue anni dentro, e l’uscita nel 2017. A The Spirit parlò di un penitenziario federale di massima sicurezza a Beaumont, in Texas; altre ricostruzioni parlano di un carcere statale della Pennsylvania. Il capo d’imputazione, il tribunale, la sentenza: non risultano da nessun atto pubblico consultabile.
Su un terzo della sua vita esistono poche righe di intervista e una riga del Philadelphia Inquirer del marzo 2007, in un articolo che parlava di suo fratello, dove Frank Fletcher compare come l’uomo «anche lui in carcere».
Anthony, in quegli stessi anni, era nel braccio della morte. Condannato nel gennaio 1993 per un omicidio commesso nel marzo 1992, aveva sempre sostenuto di avere sparato durante una colluttazione per la pistola dell’altro uomo. L’11 dicembre 2020 un giudice federale annullò la condanna accogliendo una stipulazione congiunta delle parti: il difensore d’ufficio non aveva mai interrogato il medico legale che aveva eseguito l’autopsia. Il 21 gennaio 2021 Anthony dichiarò no contest per omicidio di terzo grado, la giudice Lillian Ransom rideterminò la pena in dodici anni e mezzo – venticinque anni e ne ordinò la scarcerazione, perché ne aveva scontati ventotto. Uscì il giorno dopo.
Nel 2018 i due fratelli erano stati inseriti insieme nella Pennsylvania Boxing Hall of Fame. La cerimonia si tenne a Filadelfia il 20 maggio. Anthony era ancora nel braccio della morte.
Kingcade lo ritrovò nel 2022 dalle parti del blocco 4900 di Woodland Avenue, dove viveva con la madre. I familiari gli raccontarono che allenava ragazzi in una palestra del quartiere e che dava una mano agli anziani nella chiesa di lei, la 46th Street Baptist, dove Lucille dirigeva il coro. Lucille Fletcher è morta il 9 maggio 2024, a ottantotto anni.
Frank Fletcher ha lasciato questo mondo il 23 settembre 2026. La causa non è stata resa nota, la famiglia non ha diffuso alcun annuncio.

Matteo Ferazzoli è giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio (tessera n. 170928). Ha scritto per: Ultima Voce, il Messaggero, l’Inchiesta, Io Gioco Pulito e altre testate locali e nazionali. Ha pubblicato il romanzo “Buio sopra il sole” e diversi racconti per Urbone Publishing. Fondatore e direttore responsabile di «Essere, rivista di boxe e anime salve», racconta il pugilato come lente su storie di classe, migrazione e riscatto.
