Teremoana Teremoana è salito sul ring ballando.
Prima di salire ha abbracciato qualcuno tra il pubblico. Sorrideva.
Allo Star di Broadbeach, sulla Gold Coast, mercoledì 12 agosto 2026, DeAndre Savage è rimasto in piedi quattro minuti e quarantanove secondi. La prima ripresa è stata a senso unico: jab sinistro a tenere la distanza, destri diretti ogni volta che l’americano provava a entrare.
Nella seconda è arrivato un gancio destro alto, poi il jab e altri due destri. Savage è andato giù e non si è rialzato. Qui c’è il resoconto di Teremoana-Savage.
Il record dice 12-0. Dodici volte prima del limite.
All’anagrafe si chiama Teremoana Samson Junior Leon Teremoana. Nome e cognome sono la stessa parola, e non è un errore di stampa.
Per i primi ventun anni, però, in Australia lo hanno chiamato Samson.
Un idraulico qualificato
È nato il 17 febbraio 1998 a Campbelltown, alle porte di Sydney. È cresciuto a Brisbane, tra Camira e Inala, nella cintura sud-occidentale della città.
A sei anni giocava a rugby league con i West Centenary Panthers.
A dodici il padre lo portò al PCYC di Inala. Il PCYC è la rete di palestre che in Australia la polizia gestisce insieme ai municipi nei quartieri dove i ragazzi hanno poco altro da fare, ed è da lì che passa buona parte dei figli delle famiglie pacifiche.
La ragione per cui ce lo portò, secondo la scheda del Comitato Olimpico Australiano, era che imparasse a badare alle sorelle maggiori.
Il padre non aveva boxato. «Mi ha sempre detto che gli sarebbe piaciuto farlo. Semplicemente non ne ha avuto l’opportunità da giovane», ha raccontato Teremoana a BoxingScene.
Diploma alla Centenary State High School nel 2015. Poi quattro anni di apprendistato da idraulico e due anni di cantiere a tempo pieno. Ha lasciato il mestiere a ventiquattro anni.
Nel febbraio 2023, a Cook Islands News: «Ho lasciato il lavoro l’anno scorso per inseguirlo. Al momento non ho molti sponsor finanziari, quindi devo comunque lavorare uno o due giorni a settimana per far entrare qualcosa. Mi alleno sei giorni a settimana, due volte al giorno. Non puoi permetterti un giorno libero, perché magari il tuo avversario non se lo prende».
Nello stesso periodo il nonno materno, Danny Spendiff, spiegava allo stesso giornale perché la famiglia lo mantenesse: così poteva concentrarsi sull’allenamento. E aggiungeva una cosa sola su di lui: «È anche un idraulico qualificato».
A DAZN, l’anno dopo, parlando della nuova generazione di pugili australiani: «Abbiamo grinta, siamo working class, amico».
La lingua di casa
Il 5 luglio 2024, all’aeroporto di Brisbane, prima di imbarcarsi con la squadra olimpica per il ritiro in Germania, ha recitato un canto in lingua di Wale. Si chiama Taku Lakau Mei Pukapuka.
Il pukapukano è chiamato dai suoi parlanti te leo Wale, la lingua di casa. L’UNESCO lo classifica come «definitely endangered», decisamente in pericolo.
Pukapuka è un atollo del gruppo settentrionale delle isole Cook: 5 chilometri quadrati, 1.140 chilometri a nord-ovest di Rarotonga, quattrocentocinquantasei abitanti al censimento del 2021. Sta più vicina a Samoa e a Tokelau che alla capitale del proprio Paese. Nel 1765 un commodoro inglese la battezzò Danger Island.
Prima del ciclone del 2005 gli abitanti erano circa settecentocinquanta. Oggi la maggior parte di chi parla quella lingua vive in Nuova Zelanda e in Australia.
Da Pukapuka veniva il nonno paterno, Teremoana Tangauru. La nonna, Mii Tungane, veniva da Atiu, che sta 214 chilometri a nord-est di Rarotonga e che al censimento del 2021 contava trecentottantatré residenti, in calo del 12%. In cinquant’anni la popolazione dell’isola è scesa di due terzi.
Il padre, Junior Teinakore Teremoana Tangauru, è cresciuto fino a sette anni nel villaggio di Pue, a Rarotonga. La madre, Alicia Spendiff, è australiana.
Tutte le isole Cook insieme fanno quindicimilaquaranta persone.
Dall’altra parte del fossato
Teremoana Teremoana combatte nei i pesi massimi, la categoria che comincia a 90,719 kg e sopra non ha limite. Guardia destra, 198 centimetri. Alla pesata di martedì scorso ha segnato 121,17 kg, contro i 134,55 del suo avversario, Deandrade Savage.
I suoi modelli li ha elencati a BoxingScene nell’agosto 2025: «Hai il boxer-puncher Lennox Lewis, hai la forza di Foreman e poi il QI pugilistico di Klitschko, che combatte dalla distanza». Se riuscisse a metterli tutti e tre insieme, ha detto, quello sarebbe il suo stile.
Come vince lo ha spiegato a DAZN, e non somiglia a quello che si vede sul ring: «So boxare, ma mi piace combattere. Tendo a scegliere. Se uso solo le mie qualità tecniche, non devo prendere colpi. Posso risparmiare le cellule cerebrali per quando sarò più vecchio».
Ha debuttato tra i professionisti il 3 dicembre 2020 alla Fortitude Music Hall di Brisbane, contro Drew Jackson, TKO alla seconda ripresa. Ha fatto altri tre incontri fino al settembre 2022, poi ha lasciato i professionisti per preparare le Olimpiadi di Parigi.
È rientrato pro il 14 dicembre 2024 al Casino de Monte-Carlo, quindici giorni dopo aver firmato con la Matchroom.
Otto dei suoi dodici avversari sono stati fermati alla prima ripresa, quattro alla seconda. Fanno sedici riprese in dodici incontri. Nelle fonti che ho consultato non compare un atterramento subito da professionista.
Il livello di chi ha incontrato è la domanda che gli fanno da due anni. Savage, professionista dal 2021, quando ne aveva ventinove, prima di mercoledì aveva disputato ventisette riprese in tutto.
Tony Harrison, ex campione mondiale dei superwelter e allenatore dell’americano, ha posto la questione nel modo più semplice: cosa succede quando Teremoana arriva alla quinta ripresa, visto che nessuno finora è durato abbastanza per scoprirlo?
Eddie Hearn lo chiama pubblicamente futuro campione del mondo dal giugno 2025. Ma a Raw Sports Media ha ammesso anche l’altra metà: «Hanno un mucchio di talento nei massimi che non sembra voler combattere contro Teremoana. Speriamo di poter fare più match. Non ci siamo ancora davvero riusciti».
Il resto lo dice lui, a BoxingScene, pochi giorni fa: «Non ho mai incontrato questi tizi inglesi o americani. Sono quaggiù in Australia. Siamo dall’altra parte del fossato, come dicono». E prima ancora: «Non ho troppi round in banca».
La carriera da dilettante di Teremoana
Da dilettante, Teremoana è stato campione delle isole Cook dei supermassimi nel 2017 e campione australiano della stessa categoria ai Nazionali di Perth nell’agosto 2023. Nel novembre 2023, ai Giochi del Pacifico di Honiara, ha vinto l’oro dei +92 kg fermando il samoano Elijah Mercury-Leafa nella seconda ripresa della finale.
Ai Mondiali di Tashkent, nel maggio 2023, era uscito ai sedicesimi per uno stop che ha contestato: «È stato un incontro duro, ma purtroppo ho perso per uno stop prematuro».
A Parigi 2024 è diventato il primo australiano a vincere un incontro olimpico nei supermassimi: ha fermato l’ucraino Dmytro Lovchynskyi a undici secondi dalla fine della prima delle tre riprese. Ai quarti ha perso 5-0 con Bakhodir Jalolov, campione olimpico in carica e poi oro anche a Parigi. Il tecnico della nazionale australiana Santiago Nieva contestò il verdetto dell’ultima ripresa: «Come poteva vincere quel round, in base a quale criterio?».
Uscendo, Teremoana disse: «Dammi un po’ di tempo e lo metto KO».
Due dei nomi che ha fatto a DAZN prima di mercoledì si incontrano il 29 agosto: Itauma-Hrgovic si giocano il mondiale IBF dei massimi rimasto vacante. Le date degli altri stanno nel calendario boxe.
Ventiquattro milioni contro ventimila
Febbraio 2023, a Cook Islands News: «Rappresentare l’Australia è un privilegio, ma in Australia sono 24 milioni. Le Isole Cook: siamo una nazione davvero piccola. Credo di poter conquistare una medaglia e di poter fare una dichiarazione, dire che uno su 20.000 ha vinto una medaglia alle Olimpiadi, e per me quello significa molto di più che vincere per l’Australia». Il numero che usa non coincide con il censimento del 2021.
Luglio 2024, alla stampa australiana, alla vigilia dei Giochi: «Non combatto per me stesso. Ogni volta che salgo sul ring penso a tutti, penso alla mia famiglia, penso al mio Paese. Sono lì per conto di tutti i 26 milioni qui in Australia».
La biografia di una delle sue pagine Facebook dice: «Orgoglioso uomo delle Isole Cook e australiano. Punto a rappresentare entrambi i Paesi sul palcoscenico mondiale». L’altra dice: «Un pugile guerriero con radici a Pukapuka, Atiu e in Australia. All Glory to God». La formula sulla fede ricorre nelle sue dichiarazioni almeno dal 2023, e nel comunicato di questo agosto ha usato l’espressione «se Dio vuole».
Tra il luglio e l’agosto del 2025 era a Rarotonga, nel villaggio di Pue, per il Te Maeva Nui, le celebrazioni dei sessant’anni di autogoverno delle isole Cook.
Sul suo posto nella categoria, invece, ha una posizione precisa, ed è del dicembre 2024: «Credo che sarò il più grande massimo di questa generazione. È quello che credo. Datemi un po’ di tempo per dimostrarlo».
Il funerale del nonno
Il padre gli diede come secondo nome Samson, in onore della figura biblica. In Australia lo chiamavano tutti così.
«Tutti in Australia mi chiamavano così perché è più facile da dire», ha spiegato a Cook Islands News nel febbraio 2023. La giornalista che lo intervistava inquadrava il fatto come un fenomeno collettivo: come molti pasifika con nomi indigeni, aveva ripiegato sul nome inglese.
E poi: «Quando mi chiamavo Samson mi sentivo come nascosto, e potevo cavarmela con certe cose. Ma adesso tutto quello che faccio si ricollega direttamente alla mia famiglia, si ricollega alle isole Cook, e provo questo senso di orgoglio».
Il nonno paterno si chiamava Teremoana Tangauru. È il nome che il nipote porta due volte, davanti e dietro. Morì pochi mesi prima che il ragazzo compisse ventun anni.
Al funerale il ragazzo prese la parola e promise di portare quel nome in giro per il mondo. Lo ha raccontato il padre a Cook Islands News, nell’ottobre 2023.
Dal ventunesimo compleanno ha smesso di farsi chiamare Samson e ha smesso di tagliarsi i capelli. Allo stesso giornale ha spiegato che le due cose sono la stessa cosa: «Per riconoscerlo e portare avanti il suo nome, ho preso il nome di famiglia e non mi taglio i capelli dal mio ventunesimo compleanno. Quindi sono il nuovo e migliorato Samson».
Mercoledì, dopo il verdetto, ha ballato il pe’e, che è la danza cerimoniale delle isole Cook e non è una haka. Poi ha ringraziato Dio, il pubblico e la Matchroom, ha chiamato in causa Anthony Joshua e Tyson Fury e ha detto di sperare di essere nella card del prossimo incontro di Fury, a novembre.
Il nonno è morto nel 2018. Il nipote ha debuttato tra i professionisti il 3 dicembre 2020. Ora, Teremoana Teremoana potrebbe essere una delle star della nuova generazione dei pesi massimi.
Il sabato mattina mandiamo i cinque pezzi migliori della settimana. Si chiama la posta della rivista.

Matteo Ferazzoli è giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio (tessera n. 170928). Ha scritto per: Ultima Voce, il Messaggero, l’Inchiesta, Io Gioco Pulito e altre testate locali e nazionali. Ha pubblicato il romanzo “Buio sopra il sole” e diversi racconti per Urbone Publishing. Fondatore e direttore responsabile di «Essere, rivista di boxe e anime salve», racconta il pugilato come lente su storie di classe, migrazione e riscatto.
