A tredici anni, Cristian Cangelosi salì sulla bilancia e lesse un numero: 71 chili. Su quei 71 chili suo padre e suo zio fecero una scommessa.
Per un anno il bambino non toccò più cioccolato. Alla fine aveva perso venti chili. Insieme all’allenamento pugilistico, naturalmente, nella polisportiva Nino Castellini di Palermo, con Franco Tomaselli, che anni prima era stato il maestro di suo padre.
«Ero una testa calda», raccontò una volta Cristian a La Repubblica. «Senza lo sport avrei potuto prendere una brutta strada».
Forse la sua storia comincia proprio da qui: da una bilancia, da una scommessa e dalla necessità di trovare una direzione.
Quindici anni dalla nonna
Quando nacque Cristian Cangelosi, suo padre aveva diciotto anni e sua madre quindici. Il padre aveva fatto pugilato da dilettante, poi aveva smesso per andare a lavorare.
Cristian crebbe dalla nonna. Ci rimase per quindici anni, mentre il fratello Alessio viveva con il padre. A quindici anni Cristian andò a stare con lui.
Della madre disse una volta soltanto che lo aveva avuto troppo giovane. Non aggiunse altro.
Alessio, classe 2001, avrebbe seguito la stessa strada. Anche lui pugile, nel 2015 tornò dai Mondiali Junior di San Pietroburgo con una medaglia di bronzo nei 50 chili. Fu l’unica medaglia italiana di quella spedizione.
Due fratelli, dunque. Due ring. E una storia familiare che aveva già cominciato a spostarsi verso la boxe.
Ballarò, il quartiere da cui partire
Ballarò si trova nel mandamento dell’Albergheria, nella prima circoscrizione di Palermo. È uno di quei luoghi dove la città sembra mostrare tutte le proprie contraddizioni nello spazio di poche strade.
Don Giovanni D’Andrea, salesiano del centro Santa Chiara, raccontò a Terrelibere.org che nel quartiere il 23 per cento dei ragazzi abbandona la scuola.
Al mercato, invece, ci sono giovani che lavorano ininterrottamente dalle sette del mattino alle nove di sera per cifre oltraggiose: cinquanta euro alla settimana. Italiani o stranieri, non fa differenza.
Secondo le stime, nel quartiere convivono ventotto etnie. Ci sono i palazzi delle famiglie nobiliari, rimasti dentro le loro stanze come pezzi di un’altra Palermo. Ci sono i ruderi ancora in piedi dai bombardamenti.
E poi il mercatino dell’usato di San Saverio, dove passa anche la merce rubata.
Paulie Malignaggi, a Ballarò, ci arrivò a piedi. La definì la parte più dura di Palermo. Disse che da lì non se ne esce quasi mai.
Per Cristian Cangelosi, invece, l’uscita avrebbe avuto la forma di un ring.
Il ragazzo che guardava Malignaggi su YouTube
Da ragazzino, Cristian Cangelosi guardava i video di Malignaggi su YouTube e provava a copiarlo.
Gli piaceva l’idea di un siciliano capace di boxare all’americana. Un ragazzo di Palermo che aveva trasformato la propria voce, il proprio accento e il proprio modo di stare al mondo in qualcosa che poteva viaggiare lontano.
Poi, un’estate, il video uscì dallo schermo.
L’uomo dei video era seduto al tavolo
Le cose andarono così, e le hanno raccontate entrambi a BoxingScene nel 2018.
Un kickboxer italiano di Muay Thai, in vacanza a New York, finisce a una festa di quartiere a Bensonhurst. Incontra Malignaggi e i due si scambiano il contatto.
L’estate successiva Malignaggi è in Italia.
C’è un pranzo. Qualcuno porta lì anche Cristian Cangelosi. Nella versione di Cristian, quei due amici hanno un nome: Aldo Pipitone e Tony Teresi.
Malignaggi, quando il ragazzo finalmente esce dal guscio, racconta di averlo sentito parlare di boxe. E di aver ascoltato frasi che potevano arrivare soltanto da qualcuno che quella materia la conosceva davvero
Non era più l’uomo dei video. Era seduto al suo stesso tavolo.
Il biglietto di sola andata
Nel marzo 2017, mentre Paul Malignaggi preparava l’incontro con Sam Eggington, invitò i due fratelli Cangelosi a Miami.
Cristian Cangelosi partì con un biglietto di sola andata.
Passarono due anni prima che rivedesse la famiglia. Lo ha raccontato lo zio a PalermoToday nel febbraio del 2025.
Suo padre, nel 2019, disse di averci messo dentro i propri risparmi.
Un ragazzo parte da Palermo con un biglietto che non prevede ritorno. Non sa ancora quanto durerà quel viaggio.
Ma sa che dall’altra parte dell’oceano c’è una possibilità.
San Pietroburgo e la medaglia sfiorata
Da dilettante, Cangelosi ha disputato una sessantina di incontri.
Agli Europei di Anapa, nel 2016, lo batté 2-1 l’inglese Mark Dickinson.
A novembre dello stesso anno, ai Mondiali Youth di San Pietroburgo, nei 64 chili, mise in fila l’algerino Yanis Ziani, il lettone Boris Batavins e il finlandese Rasmus Bergman.
Ai quarti perse 2-3 contro il bielorusso Pavel Mikhailiuk.
Il tecnico Giulio Coletta dichiarò alla Federazione che il passaggio del turno era stato strameritato e che all’Italia era stata tolta una medaglia.
Malignaggi era in sala.
Disse di aver visto Cristian Cangelosi vincere tre incontri su quattro. E di pensare che avesse vinto anche il quarto.
La boxe, a volte, lascia il verdetto sul tavolo e porta via il resto.
New York, il Ring Masters e il Madison Square Garden
A New York, Cangelosi si iscrisse al Ring Masters, il torneo che aveva preso il posto dei New York Golden Gloves dopo la rottura con il New York Daily News.
Il 22 marzo 2018 batté ai punti Joseph Consiglio.
Poi perse contro Alex Vargas per verdetto diviso. Quella resta l’unica sconfitta riportata dei suoi anni americani.
Il 19 aprile 2019 vinse la finale dei -69 chili contro Kalief Lindo.
Tre riprese.
L’Hulu Theater dentro il Madison Square Garden.
Settemila persone.
Per un ragazzo partito da Ballarò con un biglietto di sola andata, era già un pezzo di mondo.
Il debutto e quattro giorni che cambiarono tutto
Cristian Cangelosi debuttò da professionista il 15 dicembre 2019, nella Repubblica Dominicana, contro un uomo che arrivava con un record di 1-12.
Lo fermò alla terza delle quattro riprese previste.
Il secondo incontro doveva essere a Milano, all’Allianz Cloud, il 28 febbraio 2020, dentro la Milano Boxing Night di Opi Since 82, Matchroom Italy e DAZN.
Quattro riprese. A proporlo era stato Malignaggi.
Quattro giorni prima arrivò l’ordinanza della Regione Lombardia sul coronavirus.
La serata saltò. Rinviata a data da destinarsi.
La data da destinarsi arrivò diciassette mesi dopo.
Costruire un record
Nel 2021 Cristian Cangelosi combatté cinque volte in Italia.
Gli avversari arrivavano con record di 2-10, 4-41, 0-9, 2-2 e 2-10.
A Verbania, il 28 luglio, Lester Cantillano finì al tappeto nella prima ripresa e si rialzò. Era quello con il record di 4-41.
L’italiano vinse ai punti sulle sei riprese.
Era il meccanismo classico con cui si costruisce un record: combattere, vincere, accumulare esperienza e numeri.
Ma un record può raccontare soltanto una parte della storia.
Venticinque mesi
Il 28 novembre 2021, il pugile italiano fermò Milan Zivkovic alla seconda ripresa.
Poi sparì dal pugilato professionistico.
Tornò a combattere il 17 gennaio 2024.
In mezzo c’è un buco che nel suo record si vede a occhio nudo: due anni e un mese.
Dai ventitré ai venticinque anni.
Esattamente l’età in cui un prospetto dovrebbe costruire la parte più importante della propria carriera.
Nel 2023, però, Cristian Cangelosi combatté nella Team Combat League contro Khalid Johnson, KeAndrae Leatherwood e più volte Quincey Williams. Erano riprese singole all’interno di un torneo a squadre. Non entrano nel record ufficiale.
Quando tornò tra i professionisti, nel 2024, mise insieme tre vittorie.
L’ultima arrivò a Boston, nella serata Rumble at the Royale: Aelio Mesquita fu fermato alla prima ripresa.
Alla vigilia, Cristian Cangelosi disse di essere felice di tornare a Boston. Disse anche che si allenava con Ismael Salas.
Poi passarono altri otto mesi. Cinque knockout.
Tutti entro la quarta ripresa.
La boxe americana
Cristian Cangelosi combatte tra i superwelter, limite 69,853 chili, quelli che negli Stati Uniti chiamano 154 libbre.
È alto 178 centimetri e combatte in guardia ortodossa.
Quando arrivò a Brooklyn si accorse subito di una cosa. La raccontò a BoxingScene: lì si boxava muovendo molto di più il busto, già a partire da come si sta in guardia.
Diceva che la boxe americana fosse più ritmica di quella italiana. E che stava lavorando per usare sempre di più il jab.
Malignaggi, dopo il primo incontro del Ring Masters, disse che il ragazzo aveva addosso i nervi e un anno di ruggine.
Contro avversari di livello inferiore, secondo lui, avrebbe dovuto alzare il ritmo invece di preparare trappole a chi non sapeva nemmeno cosa fosse una trappola.
Il cronista a bordo ring annotò un’altra cosa.
Dopo un richiamo dell’arbitro per essersi sfilato da una carica, Cangelosi rispose martellando con entrambe le mani fino al gong.
Dodici vittorie, nessun titolo
Il record dice 12-0-1, con cinque knockout.
I cinque knockout sono arrivati tutti entro la quarta ripresa. E tutti contro avversari che avevano più sconfitte che vittorie.
Quando davanti gli hanno messo qualcuno con un record pieno, Jarrod Tennant 9-3, Samuel Figueroa 13-2, Victoriano Antonio Santillan 13-8-2, è sempre finita ai cartellini, sulla distanza piena delle otto riprese.
Sessantanove riprese in sette anni. In tredici incontri non risulta essere mai finito al tappeto.
La decima ripresa
28 marzo 2026.
MGM Grand Garden Arena di Las Vegas. Sottoclou di Fundora-Thurman.
Davanti all’italiano c’è Miguel Angel Hernandez, 9-1. È il primo avversario della sua carriera ad arrivare sul ring con una sola sconfitta alle spalle.
Sulla bilancia: 154,8 libbre contro 155,2.
Per la prima volta, Cangelosi combatte sulla distanza delle dieci riprese.
Le prime cinque le comanda Cangelosi: jab e destro incrociato. Dalla metà in poi Hernandez trova il proprio jab e rimette l’incontro in equilibrio. Nella decima il pugile italiano lavora bene per un minuto.
Poi l’altro lo raggiunge colpo su colpo. A venti secondi dalla fine arriva un destro pulito.
Il gong.
- 96-94 Cangelosi.
- 96-94 Hernandez.
- 95-95.
Pareggio.
Per la prima volta la distanza non è soltanto un numero sulla locandina. È un confine che Cristian Cangelosi ha attraversato.
Un ragazzo e un quartiere alle spalle
Nel 2019,Cangelosi disse ai ragazzi di Palermo di uscire dalla città, di andare a prendersi quello che volevano invece di restare per strada.
E Malignaggi, l’anno precedente, aveva raccontato che quando era andato a conoscere la famiglia, la gente del quartiere gli aveva detto di voler vedere quei due fratelli farcela.
E poi tornare con le telecamere a mostrare come si vive lì.
Settanta giorni
Sabato 22 agosto combatte a Philadelphia, otto riprese, contro Saul Corral.
La stessa notte, alla York Hall di Londra, Dario Morello si gioca l’Europeo dei medi. (In questo articolo, tutte le informazioni sul match,nda)
Due ring lontani. Due storie diverse. Due date che si incrociano nel calendario della boxe.
Corral ha trentanove anni e un record di 32-27, con venti knockout fatti e quattordici subiti.
Dal novembre 2020 ha vinto due incontri su quindici. Entrambi contro lo stesso uomo, il messicano Mauro Angel Loreto Salcedo.
Il 13 giugno lo hanno fermato all’ottava ripresa: Geise Reyes Del Verso, 10-0.
Da quella sera al 22 agosto passano settanta giorni. Corral ha alle spalle 298 riprese.
Cangelosi ne ha combattute 69. La differenza è enorme.
E dentro quella differenza c’è tutta la storia di un pugile che ha cominciato da una bilancia a Palermo, ha attraversato l’oceano con un biglietto di sola andata, ha trovato Malignaggi, New York, il Madison Square Garden, Milano, un buco di venticinque mesi e infine Las Vegas.
Adesso c’è Philadelphia. Ed un mondo da continuare a mordere.
Aggiornamento del 24 agosto: a Philadelphia Cangelosi ha battuto Saul Corral ai punti, verdetto unanime, 80-72 su tutti e tre i cartellini.
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Matteo Ferazzoli è giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio (tessera n. 170928). Ha scritto per: Ultima Voce, il Messaggero, l’Inchiesta, Io Gioco Pulito e altre testate locali e nazionali. Ha pubblicato il romanzo “Buio sopra il sole” e diversi racconti per Urbone Publishing. Fondatore e direttore responsabile di «Essere, rivista di boxe e anime salve», racconta il pugilato come lente su storie di classe, migrazione e riscatto.
