«Il professionista» è il primo libro di W.C. Heinz, cronista sportivo del New York Sun. Uscì da Harper & Brothers nel 1958, e il New York Times lo recensì il 5 gennaio. Racconta un mese: quello che un peso medio passa in un campo di allenamento prima di combattere per il titolo mondiale.

Cosa succede nel libro

Eddie Brown è un medio (il limite di categoria è 160 libbre, 72,574 chili) e punta al titolo mondiale. Ha alle spalle una carriera lunga ma questa è la prima volta che gli danno un’occasione vera. Accanto a lui c’è Doc Carroll, il manager, per il quale quel combattimento è l’ultima possibilità di portare un suo pugile al titolo mondiale.

A raccontare è Frank Hughes, giornalista sportivo, arrivato al campo per ricavarne un articolo di rivista. Il campo è sui Catskills, le montagne a nord di New York. Ci si allena, ci si pesa, si aspetta, si parla. Attorno gira la gente che vive di un pugile: promoter, mestieranti, altri cronisti.

L’incontro si combatte al Madison Square Garden.

Come è scritto

Prima persona, e quasi tutto in dialogo. La scrittura di Heinz è stata descritta per l’economia dei mezzi, l’osservazione ravvicinata e l’uso continuo del parlato, un modo che sarebbe diventato corrente qualche anno dopo con il new journalism. Il narratore non spiega i personaggi: li lascia parlare e sta indietro.

David Halberstam ha indicato Heinz come precursore di Gay Talese, Tom Wolfe e Frank Deford; Elmore Leonard ha detto di avere studiato i suoi ritratti giornalistici e di avere imparato da lui l’uso del dialogo. Sono giudizi di critici e di scrittori, non fatti sul libro.

Il mestiere, quello che nelle cronache non c’è

Una cronaca racconta la sera del match. Questo libro racconta le quattro settimane prima, e la sproporzione fra le due cose è la sua struttura: settimane in montagna, una notte in città.

Al centro c’è il rapporto fra il pugile e l’uomo che decide per lui. Negli anni Cinquanta il contratto di un pugile stava in mano al manager, e la distanza fra chi combatte e chi organizza è il materiale del romanzo.

Un pugile su cui un manager scommette un anno di lavoro è già dalla parte fortunata. Il rovescio di questo libro è «Città amara» di Leonard Gardner, che racconta quelli a cui l’occasione non arriva mai.

Chi era W.C. Heinz

Wilfred Charles Heinz, nato a Mount Vernon, New York, l’11 gennaio 1915, morto a Bennington, Vermont, il 27 febbraio 2008. Laureato al Middlebury College nel 1937, entrò al New York Sun.

Nel 1943 diventò corrispondente di guerra del giornale: sette settimane su una portaerei della Marina, poi lo sbarco in Normandia raccontato dalla corazzata USS Nevada, e infine la campagna in Europa con la Prima Armata, dopo che il corrispondente anziano del Sun era stato catturato dai tedeschi.

Tornato negli Stati Uniti ebbe una sua rubrica sportiva, «The Sport Scene». Del 29 luglio 1949 è «Death of a Racehorse», meno di mille parole scritte a macchina mentre i fatti accadevano: Air Lift, un cavallo di due anni alla prima corsa, si ruppe una gamba e fu abbattuto. Il Sun chiuse nel 1950 e Heinz passò alle riviste: Life, Esquire, The Saturday Evening Post, Collier’s.

Scrisse «Run to Daylight» con Vince Lombardi. Alla fine degli anni Sessanta lavorò con H. Richard Hornberger al romanzo «MASH», che uscì sotto lo pseudonimo di Hornberger, Richard Hooker, e da cui vennero il film e la serie televisiva.

Curò «The Fireside Book of Boxing» nel 1961, ricevette l’A. J. Liebling Award ed entrò nell’International Boxing Hall of Fame nel 2004. Nel 2015 la Library of America ha pubblicato un’antologia dei suoi pezzi sportivi, «The Top of His Game».

La frase di Hemingway

Sulla copertina di quasi ogni edizione c’è una frase di Ernest Hemingway.

Va maneggiata con attenzione, perché circola in versioni diverse: in una Hemingway dice che è l’unico buon romanzo su un pugile che abbia mai letto, e un ottimo romanzo di per sé; nella versione riportata dal sito ufficiale dedicato a Heinz l’aggettivo cambia e diventa «ottimo romanzo d’esordio». Secondo una nota apparsa su Men’s Journal, Heinz ricevette alla pubblicazione anche due biglietti di congratulazioni, uno da Elmore Leonard e uno da Hemingway.

Sulla ricezione dell’epoca, il libro fu stroncato dal Time e lodato da Hemingway in una lettera all’autore.

Cosa il libro non fa

È un romanzo, e va detto perché la scrittura di Heinz somiglia a un reportage. Eddie Brown e Doc Carroll non sono esistiti: nessun record da controllare, nessun cartellino, nessuna data che si possa verificare fuori dalle pagine. Chi cerca la boxe dei medi degli anni Cinquanta trova qui un pugilato inventato da dentro.

Il punto di vista è uno solo, quello di un cronista americano del 1958, e non si sposta mai. Le donne nel libro compaiono, ma i personaggi sono in maggioranza uomini.

Il mondo che descrive non c’è più. Un campione per categoria, il contratto in mano al manager, la televisione che entra proprio in quei momenti e per la prima volta nelle case americane.

L’edizione italiana

Giunti, aprile 2012, collana A, brossura, 12 euro di copertina, ISBN 9788809773684. La traduzione è di Roberto Serrai. Il volume porta una presentazione di Elmore Leonard.

Oggi il titolo è fuori produzione. Si trova sull’usato e nelle biblioteche.

Le altre schede stanno nella biblioteca della boxe.

Il sabato mattina mandiamo i cinque pezzi migliori della settimana. Si chiama la posta della rivista.