Il 9 febbraio 1974, in una tenda da circo montata su un terreno alle porte di Parigi, Carlos Monzón fermò José «Mantequilla» Nápoles alla settima ripresa. Nona difesa del titolo mondiale dei medi.

Tre anni dopo, Julio Cortázar pubblicò un racconto su quella notte. Non parla quasi di boxe.

Il match usato come sfondo

«La notte di Mantequilla» esce nel 1977, dentro la raccolta «Alguien que anda por ahí». Racconta di due esiliati argentini, Estévez e Peralta, che si servono della folla del match per scambiarsi un pacco di soldi e documenti, con dei nemici alle calcagna.

Il combattimento resta sullo sfondo per tutto il racconto. Il vero soggetto è la vita di chi è scappato dal proprio paese e a Parigi si guarda le spalle anche a un incontro di boxe.

Un anacronismo voluto

Cortázar scrive il racconto nel 1977, in piena dittatura argentina, ma lo ambienta nel 1974, quando la dittatura non era ancora cominciata.

Non è una svista. L’aria di sospetto e di fuga che attraversa tutto il testo appartiene al momento in cui scrive, non al momento in cui la storia è ambientata. Cortázar presta al passato un’atmosfera che quel passato, di per sé, non aveva ancora.

Il promotore del match, nella realtà, fu anche Alain Delon. Cortázar lo mette dentro il racconto, di sfuggita, come una delle tante facce nella tenda.

Il colpo che non arriva dal ring

Cortázar diceva che il racconto breve deve vincere per ko, un colpo solo, mentre il romanzo vince ai punti, accumulando pagine.

Qui il colpo non è un pugno. È il momento in cui il lettore capisce che quella notte, per i due protagonisti, il match non è la posta in gioco: lo è restare vivi. Il pugilato è solo la scusa che permette a due uomini di sparire dentro una folla.

È forse la lezione più radicale che Cortázar lascia a chi scrive di sport: si può raccontare un evento sportivo vero, verificato, con la data e il verdetto esatti, e usarlo per parlare di tutt’altro, senza tradire nessuno dei due piani.

L’edizione italiana

In Italia si legge in «Uno che passa di qui», la raccolta pubblicata da Guanda nel 1997 nella traduzione di Flaviarosa Nicoletti Rossini, undici racconti in tutto.

È anche dentro «I racconti», il volume Einaudi che raccoglie l’opera narrativa completa di Cortázar, a cura di Ernesto Franco.

Del match vero restano il verdetto, la data, il luogo. Della notte raccontata da Cortázar resta tutto il resto: la paura di due uomini che con quel match non c’entravano niente, e che quella notte gli è servita comunque a salvarsi.

Cortázar ha scritto anche un altro racconto sulla boxe, «Torito», tutto in un registro diverso.

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