Venerdì sera, sul pantaloncino di Ahmed Obaid, ad Ascoli, c’era scritto: «Free Gaza».
Lo ha indossato per dieci riprese, mentre vinceva il titolo italiano dei pesi mosca con il jab, gli angoli, il movimento che sono il suo mestiere.
Perché lui, lì, in Palestina, c’è nato.
Quando l’arbitro gli ha alzato il braccio, ha preso la bandiera della Palestina e ha girato il ring alzandola bene verso il cielo.
Ahmed Obaid ha dei parenti a Jenin. Una volta ha raccontato di aver visto uccidere una donna davanti ai suoi occhi.
Noi la boxe la intendiamo anche così: riscatto sociale. Inclusione. Appartenenza. Un faro per gli ultimi.
Affinché nessuno dimentichi ciò che è stato il genocidio, ciò che è ancora, e ciò che sarà.
Free Gaza.

Matteo Ferazzoli è giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio (tessera n. 170928). Ha scritto per: Ultima Voce, il Messaggero, l’Inchiesta, Io Gioco Pulito e altre testate locali e nazionali. Ha pubblicato il romanzo “Buio sopra il sole” e diversi racconti per Urbone Publishing. Fondatore e direttore responsabile di «Essere, rivista di boxe e anime salve», racconta il pugilato come lente su storie di classe, migrazione e riscatto.

