Sei settimane prima dell’incidente, nel novembre del 1991, Vinny Pazienza era salito più in alto di quanto fosse mai stato: aveva appena fermato Gilbert Dele, imbattuto, diventando il secondo pugile della storia a vincere un titolo mondiale sia dei leggeri sia dei superwelter.

Il primo era stato Roberto Durán.

La rivista The Ring lo avrebbe eletto «ritorno dell’anno» per il 1991, perché prima di arrivarci aveva fallito tre assalti a un titolo mondiale, contro Roger Mayweather, Camacho e Garza.

Poi, il 12 novembre 1991, a Warwick, Rhode Island, l’auto su cui viaggiava da passeggero si scontrò frontalmente con un’altra, a circa sessanta chilometri orari.

Una vertebra del collo gli si lussò, altre due si fratturarono.

Una era a un ottavo di pollice dal midollo spinale. Il medico gli disse che tornare sul ring era fuori discussione: bastava una caduta, un urto, per restare paralizzato.

Un motore che non si fermava mai

Vinny Pazienza cominciò a tirare di boxe a quattordici anni, spinto dal padre Angelo.

Debuttò da professionista il 26 maggio 1983, al Sands Casino Hotel di Atlantic City, fermando Alfredo «Chino» Rivera alla quarta ripresa. Nell’anno e mezzo successivo arrivò a 14-0, con 12 vittorie prima del limite, nei sottoclou dei casinò.

Non era un tecnico. Corto e muscoloso, un metro e settantuno, non aveva mai avuto un pugno da knockout secco: aveva un motore che non si fermava mai, pressione costante, angolazioni sporche da cui tirava anche montanti che i suoi stessi angoli non si aspettavano.

Chi lo guardava combattere non stava ad osservare e basta: lo sentiva addosso, come una rissa da bar che continuava a girare in tondo.

Il 7 giugno 1987 vinse il primo titolo mondiale, l’IBF dei leggeri, ai punti su Greg Haugen dopo quindici riprese.

Perse poi tre volte contro campioni del mondo dei superleggeri, Mayweather nel 1988, Camacho e Garza nel 1990: molti lo davano per finito.

Salì invece di categoria, e il 1º ottobre 1991, a Providence, davanti al suo pubblico, fermò l’imbattuto Gilbert Dele alla dodicesima ripresa.

Gli tolse il titolo WBA dei superwelter, e fu il secondo nella storia a vincerne uno sia dei leggeri sia dei superwelter.

Le lenticchie che nessuno voleva

Pazienza è cresciuto a Cranston, alle porte di Providence, in una famiglia italiana molto unita. Le origini sono chiaramente italiane: lui è nato negli Stati Uniti, ma la sua famiglia è originaria della Ciociaria, precisamente di Guarcino, in provincia di Frosinone.

Come Arturo Gatti, nato a Cassino, Frosinone, (città anche di chi vi scrive,nda), ma poi emigrato fin da bambino.

La famiglia Pazienza arriva a Rhode Island, più precisamente a Federal Hill, il quartiere italiano della capitale, in cui gli immigrati arrivavano con lenticchie, polenta, calamari, baccalà: cibo che nei negozi della città non si trovava, e che serviva agli altri per tenerli a distanza.

Erano braccia arrivate coi piroscafi per fare i lavori che nessun altro voleva fare.

Oggi, nella stessa piazza, quel cibo si vende ai turisti come autentica tradizione italiana, sotto la scultura di una pigna che dà il benvenuto a chi un tempo non lo era.

Nello stesso quartiere, per decenni, il potere ha viaggiato su due binari paralleli: quello di Raymond Patriarca, mafioso statunitense che dirigeva la sua organizzazione da un negozio su Atwells Avenue, e quello di Buddy Cianci, primo sindaco italoamericano della città dopo centocinquant’anni di dominio irlandese, condannato due volte per reati federali.

L’Halo, e un allenamento di nascosto

Uscito dall’ospedale, dopo il terribile incidente, Pazienza portava un «halo», una gabbia di metallo avvitata al cranio per tenere ferma la colonna.

Ignorò il parere dei medici e ricominciò ad allenarsi di nascosto, lontano dagli sguardi preoccupati della sua famiglia.

Tredici mesi dopo l’incidente, nel dicembre 1992, tornò sul ring e batté Luis Santana ai punti, in dieci riprese.

[Il corpo che si rompe, e quello che il pubblico va a vedere quando paga il biglietto, sono il centro di Sulla boxe, il saggio che Joyce Carol Oates pubblicò nel 1987].

Vinny Pazienza, due volte contro Durán

Da lì in avanti Pazienza vinse altri titoli mondiali in una terza categoria di peso, i supermedi: l’IBO, fermando Dan Sherry all’undicesima ripresa.

Affrontò due volte Roberto Durán, leggenda panamense campione in quattro categorie diverse.

Nella rivincita, il 14 gennaio 1995 ad Atlantic City, lo dominò sfruttando la superiore rapidità, pungolandolo con combinazioni, montanti destri e ganci sinistri mentre ne evitava l’attacco: vittoria ai punti su tutti e tre i cartellini.

Chiuse la carriera nel 2004 con cinque titoli mondiali in tre categorie di peso, sessanta incontri, cinquanta vittorie, trenta delle quali prima del limite, e dieci sconfitte.

Il film, e il ricordo che fa ancora male

Nel 2016 la sua storia è diventata un film, «Bleed for This», con Miles Teller nei suoi panni e Martin Scorsese tra i produttori esecutivi.

vinny pazienza - film

Vinny Pazienza l’ha guardato come si guarda la propria vita raccontata da un altro: con distacco, fino a un certo punto.

Il punto è una scena sola, pochi secondi, quelli in cui gli rimuovono di nuovo l’halo dal cranio.

Lì ha pianto.

Ha detto che è stato come tornare al «momento peggiore della mia vita».

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