Il 27 luglio 2019 la Royal Farms Arena di Baltimora era esaurita. Gervonta Davis difendeva il titolo WBA dei superpiuma contro Ricardo Núñez e lo tolse di mezzo alla seconda ripresa, dopo un minuto e trentatré secondi.

Poi prese il microfono. Disse che quella non era una vittoria sua. Era una vittoria di Baltimora.

Da allora a Baltimora ci è tornato sempre meno.

Altezza, peso e record di Gervonta Davis

BoxRec gli attribuisce 166 centimetri di altezza e 171 di allungo. È mancino. È nato a Baltimora il 7 novembre 1994 e ha trentun anni. Combatte nei pesi leggeri: 135 libbre, 61,23 chili.

Ha combattuto in tre categorie. Superpiuma, 130 libbre, poco meno di 59 chili: lì ha vinto il primo titolo mondiale, l’IBF, il 14 gennaio 2017 al Barclays Center di New York, fermando José Pedraza alla settima ripresa. Leggeri, 135 libbre: la cintura WBA dal 28 dicembre 2019, tolta a Yuriorkis Gamboa ad Atlanta all’ultima ripresa di un incontro che stava vincendo su tutti e tre i cartellini. Superleggeri, 140 libbre, 63,5 chili: una volta sola, il 26 giugno 2021, quando salì di due categorie rispetto ai superpiuma e tolse il titolo WBA Regular a Mario Barrios.

30 vittorie, nessuna sconfitta, un pareggio. 28 vittorie prima del limite. 31 incontri in tredici anni, il primo a diciotto, alla D.C. Armory di Washington, contro un uomo che ne aveva persi quattro su quattro.

Tre soli sono arrivati alla fine con lui: Germán Meraz nel 2014, Isaac Cruz nel 2021, Lamont Roach Jr. nel 2025.

Il 9 febbraio 2019, alla pesa prima dell’incontro con Hugo Ruiz, la bilancia segnò 130,4 libbre. Si tolse la biancheria: 130,2. Gli diedero trenta minuti e tornò a 129,8. Disse che la colpa era della bilancia dell’albergo.

Le radici che gli appartengono

Per dieci anni Baltimora è stata la città americana con il tasso di omicidi più alto. Nel 2018, secondo i dati del Real-Time Crime Index citati dal Baltimore Banner, ne ebbe dieci ogni centomila abitanti più di qualsiasi altra città degli Stati Uniti. Guidava quella classifica ancora nel 2021.

Poi è successo qualcosa che nessuno aveva previsto. Nel 2025 la polizia di Baltimora ha registrato 133 omicidi: il 31 per cento in meno dell’anno prima, il totale più basso da almeno mezzo secolo.

L’analisi del Baltimore Sun colloca il tasso a 23,5 ogni centomila abitanti, il più basso dalla fine degli anni Settanta. Il Comune dichiara che dal 2021 gli omicidi sono calati del 58,7 per cento e gli agguati non mortali del 57,3. Nel 2024 e nel 2025 la città è rimasta sotto i duecento morti ammazzati per due anni di fila: non succedeva dal 1978. La rivista U.S. News, che per anni l’aveva messa fra i posti più pericolosi d’America, nella lista del 2024-2025 non l’ha inserita.

L’altra Baltimora, quella di prima

Gervonta Davis è cresciuto lì dentro. Il suo quartiere si chiama Sandtown-Winchester ed è a ovest, tra Pennsylvania Avenue e i binari. Ci vivono circa quindicimila persone. È il posto in cui il 12 aprile 2015 la polizia arrestò Freddie Gray, che morì una settimana dopo per le lesioni riportate durante il trasporto, ed è il quartiere da cui partirono le rivolte di quella primavera.

Un rapporto congiunto del Justice Policy Institute e della Prison Policy Initiative calcolò che in quegli anni il Maryland spendeva diciassette milioni di dollari all’anno soltanto per tenere in carcere i residenti di Sandtown-Winchester e Harlem Park: il tre per cento degli abitanti del quartiere era in una prigione statale. Era la cifra più alta di tutta la città.

La rivista Urbanite, nello stesso periodo, contava un terzo delle case vuote, un adulto su venti con un qualsiasi titolo di studio universitario, uno su dieci in libertà vigilata o condizionale, e una speranza di vita di sessantacinque anni: a Roland Park, che sta a pochi chilometri, è di ottantatré.

Sono numeri di dieci anni fa. Sono anche gli unici numeri che quel posto abbia mai avuto, ed è la ragione per cui Davis ci ha comprato nove case.


Documentario sul problema della violenza giovanile nelle strade di Baltimora.

L’uomo che ha aperto la palestra

Quello che segue lo ha ricostruito Dylan Hernández per il Los Angeles Times, in un’inchiesta pubblicata il 5 dicembre 2021.

Negli anni Ottanta Calvin Ford era il luogotenente di una rete di distribuzione di droga a Baltimora, guidata da Warren Boardley e Christopher Burrows. Non era il picchiatore: era quello che teneva i conti. «Mandavo avanti l’attività», ha detto a Hernández. «Controllavo che ci fosse tutto. Che ognuno facesse quello che doveva. Pagavo tutti.»

Il poliziotto che indagò su quel gruppo si chiamava Ed Burns. Anni dopo Burns avrebbe co-creato The Wire, e da Ford avrebbe ricavato Dennis «Cutty» Wise, il detenuto che esce e apre una palestra di boxe per i ragazzi del quartiere.

Fra gli uomini che facevano il lavoro sporco per quella rete c’era un pugile. Si chiamava Reggie Gross, era un peso massimo, e in carriera aveva perso con Mike Tyson, con Frank Bruno e con Razor Ruddock. Nel 1989 si è dichiarato colpevole di tre omicidi. Sta scontando l’ergastolo.

Ford fu condannato nel 1988 e restò dentro dieci anni. Quando uscì cominciò a lavare i piatti in un’azienda alimentare e ne divenne manager. Cercava un posto dove far allenare il figlio adolescente e finì all’Herring Run Recreational Center: i corsi di pugilato del Comune si spostarono poi nel quartiere di Penn-North, e a Ford diedero l’incarico di mandarli avanti.

All’Upton Boxing Center, un pomeriggio, entrò un bambino di sette anni. Si allenava con il figlio di Ford, che si chiamava Quaadir Gurley.

Quando Gurley si trasferì in New Jersey con la madre, disse a suo padre di restare accanto a quel bambino, al suo amico, perché a lui serviva qualcuno da cui prendere esempio. «Da quel momento», ha raccontato Ford, «non si è più staccato da me.»

Davis, allo stesso giornale: «Calvin è sempre stato la figura maschile della mia vita. Tanti ragazzi che crescevano con me avevano bisogno di un padre. Io a casa non ce l’avevo».

Quello che dicono i cartellini

Contro Frank Martin, il 15 giugno 2024, Gervonta chiuse all’ottava ripresa con un montante sinistro e un sinistro diretto. Quando arrivò quel colpo, tutti e tre i giudici avevano 67-66 per Davis. Un punto.

Contro Rolando Romero, il 28 maggio 2022, un giudice su tre lo dava sotto quando arrivò il fuori combattimento della sesta.

Contro Léo Santa Cruz, il 31 ottobre 2020, all’Alamodome di San Antonio davanti a novemila persone distanziate per la pandemia, era avanti di un punto su tutti e tre i cartellini, e i dati CompuBox dicono che l’avversario gli era andato davanti sia per colpi tirati sia per colpi andati a segno. Poi arrivò un montante sinistro alla sesta ripresa e Santa Cruz restò a terra. La rivista The Ring lo elesse fuori combattimento dell’anno.

Come vinca, Gervonta Davis, lo ha spiegato lui stesso, in due frasi, dopo Romero. Non l’ho nemmeno tirato forte, disse del colpo che aveva chiuso l’incontro: ci è finito dentro da solo. E: so quando andare addosso agli avversari e quando stare tranquillo.

I numeri di CompuBox dicono il resto. Il 22 aprile 2023, a Las Vegas, contro Ryan Garcia, Davis mandò a segno 35 colpi in tutta la serata. Diciotto erano al corpo. Il KO alla settima, colpo al fegato, e Garcia si mise in ginocchio e non si rialzò.


Nel video, il match tra Gervonta Davis e Ryan Garcia

Non c’era nessun titolo in palio: si combatteva a un peso concordato di 136 libbre, con l’obbligo per entrambi di non superare le 146 il giorno dell’incontro. Se vuoi capire come funzionano questi accordi, leggi qui le categorie di peso nella boxe.

E leggi qui la storia di Ryan Garcia, che quella sera perse per la prima volta.

Quella notte l’incontro fu comprato da un milione e duecentomila abbonati. È il record di Davis.

Gervonta vs Roach e il ginocchio della nona ripresa

In 31 incontri Gervonta Davis non ha mai subito un atterramento conteggiato.

È andato però a terra due volte.

La prima alla ripresa d’apertura contro Santa Cruz: un destro diretto in pieno, e Davis finì sulla tela. L’arbitro guardò le gambe dei due uomini, le vide incastrate, e non contò.

La seconda il 1º marzo 2025, al Barclays Center di Brooklyn, contro Lamont Roach Jr. Alla nona ripresa Davis si mise in ginocchio dopo un jab, si rialzò da solo, andò all’angolo e indicò l’occhio sinistro. Un uomo del suo angolo gli passò l’asciugamano sul viso. L’arbitro Steve Willis non contò atterramento. Davis spiegò dopo che due giorni prima si era fatto i capelli, che gli avevano messo della brillantina, e che con il sudore quella roba gli era colata negli occhi e gli bruciava.

L’incontro finì in pareggio a maggioranza: 115-113 per Davis, 114-114, 114-114. Davis tenne il titolo.


I momenti salienti del match tra Gervonta e Roach

L’angolo di Roach fece ricorso. Il 3 marzo la commissione atletica dello Stato di New York rese noto che durante quella ripresa aveva chiesto le immagini della moviola e che un guasto tecnico gliele aveva impedite entro il tempo previsto: per questo, scrisse, ci si era attenuti alla decisione presa sul ring.

La settimana dopo respinse il ricorso, scrivendo che a una revisione approfondita delle immagini la decisione più appropriata sarebbe stata considerare atterramento il ginocchio di Davis a contatto con la tela, ma che stabilirlo rientrava nella discrezionalità dell’arbitro; e che poiché l’incontro era proseguito per più di tre riprese complete dopo quella decisione, e i due pugili vi si erano necessariamente adattati, la chiamata dell’arbitro non era stata determinante per l’esito.

Secondo il calcolo di Yahoo Sports, con quell’atterramento conteggiato i tre cartellini sarebbero stati tutti per Roach.

È l’unico incontro che Gervonta Davis non ha vinto.

Mezz’ora alla volta

I genitori di Davis erano tossicodipendenti. Il padre ha fatto anni di carcere. Lui e i fratelli finirono affidati ai servizi sociali, distribuiti fra case famiglia e un istituto.

Al Los Angeles Times, nel 2019, raccontò che alla nonna servirono tre anni per riprenderseli, e che nel frattempo potevano vedere la famiglia mezz’ora alla volta, in una stanza piccola. Disse che era come essere rinchiusi anche loro.

Al Daily Telegraph, due anni prima, aveva dato una versione più breve: sua madre lasciava lui e il fratello soli in casa, le autorità andarono a prenderli, e ci volle un anno o due perché la nonna li riottenesse.

Quando entrò nella palestra di Upton, viveva con lei.

Andò alla Digital Harbor High School, una magnet school del centro, e la lasciò per la boxe. Il diploma lo prese dopo, con un esame per adulti.

Da dilettante ha combattuto dal 2006 al 2012: gli albi dei tornei gli accreditano due ori ai National Junior Olympics, tre Silver Gloves consecutivi fra il 2006 e il 2008, i Golden Gloves nazionali del 2012 a Mesquite nei pesi gallo, e due sconfitte ai punti contro Joet Gonzalez.

I morti della palestra

Nell’inchiesta del Los Angeles Times, Calvin Ford elenca i ragazzi che ha perso.

  • Ramone Manley, il suo primo campione nazionale Silver Gloves, ammazzato.
  • Ronald Gibbs, dilettante di livello nazionale, con l’idea di andare alle Olimpiadi, accoltellato mentre difendeva sua sorella.
  • Angelo Ward, peso superpiuma, ucciso a colpi d’arma da fuoco davanti a casa sua.

«A volte la sento ancora», ha detto Ford al giornale, «anche adesso che sto qui a parlare con lei.»

Davis li considerava fratelli maggiori. Ha detto di essere stato più giovane di quei ragazzi, e di aver imparato dai loro errori: a dieci anni viaggiava già per i tornei, aveva visto cose più grandi di Baltimora, e la testa gli funzionava in un altro modo. Gli altri volevano restare per strada. Lui voleva uscire dal quartiere.

La boxe era la via di fuga.

Poi c’è Quaadir Gurley, il figlio di Ford, quello che a sette anni si allenava con lui e che chiese al padre di restargli vicino.

Fu ucciso a colpi d’arma da fuoco in New Jersey nel luglio 2013. Il giorno prima, al Physical Education Complex di Baltimora, Davis aveva messo fuori combattimento Rafael Casias alla seconda ripresa ed era arrivato a quattro vittorie e nessuna sconfitta.

Settantacinquemila contro duecentoventicinquemila

Per il primo titolo mondiale, contro Pedraza, Davis prese settantacinquemila dollari. Pedraza, che quella sera la cintura la perse, ne prese duecentoventicinquemila.

Sette mesi dopo era a Las Vegas nel sottoclou di Mayweather contro McGregor e ne prese seicentomila. Francisco Fonseca, che gli stava di fronte, trentacinquemila.

A quella pesa Davis arrivò con un’ora di ritardo. La bilancia segnò 132 libbre, due sopra il limite dei superpiuma. Gli diedero le due ore regolamentari per rientrare e lui rifiutò di ripesarsi. L’International Boxing Federation gli tolse la cintura prima ancora che salisse sul ring: Fonseca poteva ancora vincerla, Davis no. Vinse comunque, all’ottava ripresa, con un colpo che sembrò arrivare dietro la nuca. L’arbitro Russell Mora contò. La cintura rimase vacante.

Aveva firmato con Mayweather Promotions nel 2015, a vent’anni. Nel dicembre 2022 disse su Twitter di essere fuori dal contratto, ringraziò Mayweather e i suoi, e da allora si promuove da solo.

Tredici fascicoli, una condanna

Contro Gervonta Davis risultano tredici procedimenti giudiziari. Uno solo si è chiuso con una condanna, e riguarda un’automobile.

La notte del 5 novembre 2020 Davis uscì da un locale del centro di Baltimora alla guida di una Lamborghini Urus. Passò con il rosso all’incrocio fra Martin Luther King Jr. Boulevard e Washington Boulevard, colpì la fiancata di una Toyota Solara del 2004, finì contro la recinzione di un 7-Eleven e si allontanò.

Quattro persone ferite, una delle quali incinta. Gli contestarono quattordici capi.

Il 16 febbraio 2023, davanti alla Circuit Court for Baltimore City, si dichiarò colpevole di quattro: abbandono del luogo di un incidente con lesioni, omessa notifica del danno, guida con patente non valida, mancato arresto al semaforo rosso. Il 5 maggio la giudice Althea M. Handy lo condannò a novanta giorni di detenzione domiciliare, tre anni di libertà vigilata, duecento ore di lavori di pubblica utilità e sessanta dollari di multa. In aula la giudice disse che tre parole, I am sorry, non era stato uomo abbastanza da pronunciarle.

Ai domiciliari restò ventisette giorni. Secondo il Baltimore Banner li stava scontando in un albergo della catena Four Seasons e in un attico di lusso. Il 1º giugno 2023 un giudice ne ordinò la custodia per violazione dei termini, e Davis entrò in carcere quel giorno. Ne uscì il 14 luglio, dopo quarantaquattro giorni. Dei novanta di detenzione domiciliare a cui era stato condannato, ne aveva scontati meno di un terzo a casa.

Quelli che si sono chiusi senza

Gli altri procedimenti chiusi sono cinque. Nessuno ha portato a una condanna.

Nell’agosto 2017 un amico d’infanzia lo accusò di averlo colpito alla testa con un pugno guantato dentro l’Upton Boxing Center, e dichiarò in aula di aver avuto una diagnosi di commozione cerebrale. L’accusa più grave fu lasciata cadere dallo Stato il 19 ottobre; quella residua fu ritirata il 29 novembre, quando l’uomo disse di non voler procedere. Il Baltimore Sun riferì che i due uscirono dall’aula abbracciati.

Nel febbraio 2019 un magistrato della contea di Fairfax, in Virginia, emise un mandato per un’aggressione a uno sconosciuto davanti a un bancomat di un centro commerciale. La polizia era intervenuta ma non aveva visto i fatti, e fu la persona offesa a dover andare dal magistrato. Davis rispose su Twitter con tre parole: bugie, bugie, bugie. ESPN, citando TMZ, riferisce che il caso fu archiviato nell’ottobre dello stesso anno.

Nel febbraio 2020 la polizia di Coral Gables lo incriminò per percosse in ambito domestico: un video di quattordici secondi, girato durante una partita di basket di beneficenza al Watsco Center, lo mostra mentre afferra una donna all’altezza del collo e la tira su dal suo posto, poi la accompagna fuori dall’arena. Davis si costituì. Le accuse caddero.

Nel dicembre 2022, nella sua casa di Parkland, in Florida, fu arrestato per percosse con lesioni: una donna riferì di essere stata colpita con uno schiaffo a mano chiusa e la polizia rilevò un taglio all’interno del labbro. Davis si dichiarò non colpevole e negò pubblicamente, in un messaggio che poi cancellò. La persona offesa depositò un atto giurato in cui chiedeva la fine del procedimento. Il 22 maggio 2023, davanti alla giudice Catalina Avalos, la procura di Broward County archiviò: Davis aveva completato un corso di gestione della rabbia e uno di genitorialità, e la persona offesa si era detta soddisfatta di quell’esito.

Nel luglio 2025 un lettore di targhe segnalò la sua automobile a Miami Beach e Davis fu arrestato per un capo di percosse relativo a un episodio del 15 giugno, il giorno della festa del papà. Il 12 agosto la procura di Miami-Dade comunicò al giudice Elisabeth M. Espinosa Marin che non avrebbe formalizzato le accuse: la persona offesa, tramite il proprio legale, aveva fatto sapere di non voler procedere, e l’agente intervenuto non aveva assistito ai fatti.

Nel marzo 2025 Davis ammise di aver violato la libertà vigilata. Aveva lasciato la Florida senza autorizzazione, e il 22 gennaio il suo agente di sorveglianza lo aveva visto cenare in un ristorante di East Redwood Street, a meno di un chilometro dai due tribunali di Baltimora. La giudice non lo mandò in carcere: estese la vigilanza di diciotto mesi e gli impose una donazione di diecimila dollari a un’associazione assistenziale della città.

Quelli ancora aperti

Quattro procedimenti sono ancora aperti. Tre nascono dalla stessa sera.

Secondo il mandato d’arresto della polizia di Miami Gardens, il 27 ottobre 2025 Davis affrontò una donna nel locale dove lavorava, la afferrò per i capelli e per la gola e la trascinò giù per una scala fino a un garage. La polizia dichiarò di aver esaminato le immagini della videosorveglianza e che corroboravano parti del racconto. Pochi giorni dopo la donna depositò una causa civile da cinque milioni di dollari. Il 4 novembre Most Valuable Promotions e Netflix annullarono l’esibizione con Jake Paul prevista per il 14.

Davis fu arrestato il 28 gennaio 2026 e si dichiarò non colpevole. Il suo avvocato, Simon Steckel, dichiarò all’Associated Press che in quella vicenda la vittima è Davis, e che intende dimostrarlo in aula. A marzo Davis ha depositato una domanda riconvenzionale da oltre venti milioni di dollari. Il 26 marzo la procura ha lasciato cadere il capo di privazione illegittima della libertà personale, ritenendolo sovrapposto agli altri: restano un capo di sequestro di persona, che in Florida è un reato grave, e uno di percosse. Al 26 maggio 2026 era fissato l’inizio del processo. Da quella data non risultano atti pubblicamente documentati.

Il quarto fascicolo è a Baltimora. La giudice Handy ha emesso un mandato d’arresto per violazione della libertà vigilata il 24 aprile 2026, e il 22 maggio ha respinto l’istanza della difesa che ne chiedeva la revoca. Il mandato è attivo.

Dove vive adesso Gervonta Davis

Negli atti dei tribunali del Maryland, l’indirizzo di Gervonta Davis è a Parkland, in Florida. Ha tre figli. Nell’agosto 2025 Calvin Ford ha detto al Baltimore Banner che passa quasi tutto il suo tempo laggiù.

Non risultano sue prese di posizione politiche. Nessuna dichiarazione su elezioni, partiti o leggi. Nessun gesto sul ring, nessuna scritta sui pantaloncini, nessuna bandiera, nessun rifiuto. Non se ne sono trovate.

Il 24 dicembre 2023, in una moschea di Woodlawn, nel Maryland, si è convertito all’Islam prendendo il nome di Abdul Wahid, il servo dell’Uno: lo racconta il Baltimore Banner, che parlò con l’imam. Sei mesi più tardi, a FightHype, alla domanda se si facesse chiamare così rispose di no.

Nel dicembre 2024, alla conferenza di presentazione dell’incontro con Roach, arrivò con più di quattro ore di ritardo e disse che dopo l’anno successivo avrebbe smesso. A Yahoo Sports disse che era stufo, che voleva solo guadagnare e stare fuori dai giri, e vivere senza essere visto. A Inside Boxing Live spiegò che avrebbe voluto fare un percorso di terapia ma che temeva gli togliesse il fuoco che si porta dentro; e che voleva diventare più tenero e più umile, perché ha due figlie.

Il 26 settembre 2025, sul suo profilo verificato su X, scrisse che la boxe non ha lealtà e che la boxe è morta. Quello stesso giorno disattivò i suoi account, e quel messaggio oggi non è più consultabile. Non era la prima volta: li aveva già chiusi nel novembre 2024 e nel luglio 2025.

Nel dicembre 2023 la sua società ha comprato nove case su North Woodyear Street, a Sandtown-Winchester, a partire dal civico 1542, per ristrutturarle e destinarle a edilizia sociale. In conferenza stampa con i funzionari del Comune disse che quando lui cresceva non c’era nessuno a occuparsi di loro da vicino.

Quando torna a combattere Gervonta

Il 16 gennaio 2026 il presidente della World Boxing Association, Gilberto Mendoza, annunciò in un programma televisivo in lingua spagnola che Davis era stato privato del titolo. Il giorno dopo la sigla lo declassò a campione in ricognizione, citando il mandato d’arresto e l’inattività: due difese in tre anni.

Quattro mesi più tardi, il 23 maggio, la stessa sigla gli ordinò di difendere quel titolo contro Floyd Schofield, dandogli trenta giorni per trovare un accordo.

Il 26 giugno la commissione campionati della WBA chiuse con un comunicato: il titolo è vacante, lo assegneranno Schofield e Lucas Bahdi, perché i procedimenti in corso potrebbero impedire a Davis di adempiere ai propri obblighi nel breve e nel medio periodo. Al rientro avrà diritto a una sfida immediata a chi terrà la cintura.

Schofield e Bahdi si affrontano sabato 10 ottobre. Il manager di Schofield, Michael Miller, ha detto a Ring Magazine che sarà a Las Vegas al novantanove per cento.

Il prossimo incontro di Gervonta Davis

Sul prossimo incontro di Gervonta Davis le fonti si contraddicono, e vale la pena riportarle tutte.

A febbraio 2026 Calvin Ford, allora suo allenatore, disse al Rize Podcast che l’avversario era già scelto e che non poteva dirlo. A marzo Mike Coppinger, di Ring Magazine, riferì di trattative avanzate per una rivincita con Isaac Cruz in estate, a 140 libbre. A maggio BoxingScene, citando due funzionari vicini alla situazione, scrisse che Premier Boxing Champions puntava al primo autunno e che Cruz restava l’avversario più probabile.

Sempre a maggio Coppinger riferì che Vasyl Lomachenko era uscito dal ritiro e guardava a Davis: Kenny Ellis, del suo angolo, rispose a MillCity Boxing che quella è la borsa più grossa, e che resta da capire se Lomachenko voglia l’incontro o i soldi.

A fine maggio il padre di Schofield disse a FightHype che si puntava a settembre; il 9 giugno, sempre a MillCity Boxing, disse che gli avvocati bloccavano tutto. Il 18 giugno ESPN scrisse che si guardava al terzo trimestre, e nello stesso pezzo che c’era una proposta per fine agosto.

Il 22 giugno Devin Haney scrisse sul proprio profilo che il team di Davis lo aveva contattato; il 4 luglio suo padre Bill dichiarò di aver rifiutato una divisione della borsa settanta a trenta. Il 7 luglio Coppinger riferì che Al Haymon aveva detto a Bill Haney che Davis non sarebbe stato disponibile prima dell’inizio del 2027.

Il 1º settembre 2026 Kenny Ellis ha detto a FightHype che Davis tornerà con ogni probabilità all’inizio del nuovo anno, che prima deve sistemare alcune cose e che subito dopo tornerà in palestra. Nella stessa intervista ha spiegato perché resterà nei leggeri: dopo Barrios, a 140 libbre, Davis disse che sarebbe tornato giù, che in quella categoria non ci stava. Sa di non essere abbastanza grosso, dice Ellis.

Le due versioni più recenti, quella dell’ambiente di Premier Boxing Champions e quella del suo angolo, dicono entrambe inizio 2027.

Trecentocinquanta paia di scarpe

Il 30 agosto 2025, al Robert C. Marshall Recreation Center di West Baltimore, la fondazione di Davis e un rivenditore di articoli sportivi hanno distribuito trecentocinquanta paia di scarpe ai bambini del quartiere, insieme al materiale per la scuola. Davis non c’era.

Calvin Ford, che lo ha allenato da quando aveva sette anni, era sul posto e ha parlato con il Baltimore Banner. Ha detto che non lo lasciano più venire quanto veniva prima. Ogni volta che viene, ha detto, succede qualcosa di assurdo.

Il sabato mattina mandiamo i cinque pezzi migliori della settimana. Si chiama la posta della rivista.

Le fonti di questo pezzo

Record, date, sedi, metodo dei verdetti e atterramenti. BoxRec, ente di registrazione delle autorità pugilistiche, consultato il 16 settembre 2026. Fonte primaria.

La vita di Calvin Ford, i pugili morti dell’Upton Boxing Center, l’incontro fra Ford e Davis. Inchiesta di Dylan Hernández per il Los Angeles Times, 5 dicembre 2021. Le parole di Davis sull’affidamento vengono da un servizio dello stesso giornale del 5 febbraio 2019. Fonte secondaria.

Gli omicidi a Baltimora. Dati della Baltimore Police Department, ripresi dal Baltimore Sun del 1º gennaio 2026 e dal Comune di Baltimora del 5 gennaio 2026. Il confronto storico fra città è del Real-Time Crime Index, citato dal Baltimore Banner del 29 dicembre 2025.

Sandtown-Winchester. Rapporto The Right Investment? Corrections Spending in Baltimore City del Justice Policy Institute e della Prison Policy Initiative, 2015, e un servizio della rivista Urbanite dello stesso periodo. Sono rilevazioni di dieci anni fa, e nel testo è scritto.

L’episodio della nona ripresa contro Lamont Roach Jr. Due dichiarazioni ufficiali della New York State Athletic Commission: la prima del 3 marzo 2025, la seconda della settimana successiva. Lette attraverso Athlon Sports e BoxingScene. Fonte primaria.

Il titolo dei pesi leggeri. Comunicato del Championships Committee della World Boxing Association del 26 giugno 2026, letto su Ring Magazine. Fonte primaria.

I procedimenti giudiziari. Gli atti non li abbiamo letti in originale. Udienze, capi d’imputazione, condanna ed esiti, la detenzione domiciliare e il carcere, la conversione del dicembre 2023 e le parole di Calvin Ford dell’agosto 2025 vengono dalle cronache del Baltimore Banner, che ha seguito le udienze in aula, e dalla cronologia degli arresti di ESPN, che per l’archiviazione del caso della Virginia cita a sua volta TMZ. La dichiarazione dell’avvocato Simon Steckel è dell’Associated Press. Fonti secondarie su atti primari.

Il rientro. BoxingScene, ESPN e Boxing News, che il 1º settembre 2026 ha riportato l’intervista di Kenny Ellis a FightHype. Ricostruzioni giornalistiche, non atti.